Ci sono mattine in cui il display del Garmin non è una bussola, ma un insulto alla libertà.
Sabato mattina, ore 05:59, il termine della seduta odierna. L’aria di Nuoro pizzica i polmoni, la pizza bianca con prosciutto crudo e scaglie di grana della sera prima sono già diventati glicogeno puro, pronti a esplodere nei muscoli. Ai piedi ho allacciato le On Cloudsurfer Next.
Oggi niente salita, niente Saucony Triumph. Oggi si va sul piatto, nell’anello da 600 metri. Ma c’è una regola d’oro, un patto di sangue sigillato con me stesso prima di partire: display oscurato. Niente passi, niente watt calcolati in tempo reale, niente battiti. Si corre a sensazione pura. Si corre all'attacco.
La sessione si apre al buio, sotto i lampioni cittadini, con un riscaldamento metodico e rilassato di poco più di 3 chilometri coperto a un'economia cardiaca quasi imbarazzante (116 BPM medi).
(VIDEO 1: Il riscaldamento nell'oscurità, l'asfalto che scorre fluido sotto i fari e le prime luci dell'alba che iniziano a rischiarare la strada)
Poi, decido che è il momento. Chiudo gli occhi per un secondo, apro il gas e blocco il cronometro mentale: Lap 2. Corto Veloce. Otto minuti netti.
Chi corre sa che quando rifiuti il guinzaglio dei dati, il corpo si riprende tutto. Senti il rumore dei piedi sull'asfalto, senti la reattività orizzontale della scarpa che non disperde un solo millimetro di energia verso l’alto. Sotto la spinta, il passo si allunga fino a 1,38 metri. Il tempo di contatto con il suolo crolla a 234 millisecondi. Divento un pendolo perfetto: l'oscillazione verticale si pianta a 9,6 cm, con un rapporto del 7%. Significa efficienza totale. Significa non sprecare un solo Watt.
In quegli 8 minuti non ho guardato il display, ma sentivo le sensazioni delle gambe a pieno regime. Il cuore è salito, ha varcato la soglia dei 139 BPM ed è rimasto lì, solido, per oltre 6 minuti, toccando un picco di 148 BPM. Nessuna deriva, nessuna crisi gastrica, solo ventilazione profonda e spinta elastica.
Quando il Garmin ha vibrato sancendo la fine dell'inferno, ho spento i motori.
(VIDEO 2: Il rientro a passo subito dopo la linea d'arrivo, il respiro ancora profondo e l'andatura decisa in maglia fluo sul marciapiede, con le auto che passano e la consapevolezza di aver dato tutto)
Mentre cammino per il defaticamento, riaccendo lo schermo. Il verdetto della telemetria è un capolavoro che spazza via ogni dubbio sulla salute del mio metabolismo: 1,89 km in 8’00” netti. Passo medio di 4’11”/km. Ma soprattutto, 418 Watt medi erogati (5.64 W/kg) con un picco di 531 Watt. Ho disintegrato il mio record personale su questo tratto di strada.
A 63 anni, con un profilo lipidico eccellente (HDL a 93 e trigliceridi a 30) e un asse tiroideo che teniamo d'occhio ma che non spegne la scintilla, questo test non è solo un allenamento. È la prova che la capacità lattacida si può estendere, mattone dopo mattone, verso l'obiettivo supremo dei 60 minuti.
E poi c'è il premio finale, la classica inquadratura che sigilla ogni pagina di questo diario. Durante il rientro a casa di passo, la strada si apre davanti a me sotto una corona di lampioni accesi, mentre il cielo si tinge di sfumature fantastiche tra il rosa, l'azzurro e il viola dell'aurora. Un quadro perfetto che ripaga della sveglia anticipata.
(FOTO 3: La classica inquadratura prospettica della strada deserta durante il rientro, i lampioni accesi che tagliano l'aria e i colori spettacolari del cielo all'alba di Nuoro)
Ora mi aspettano le uova fresche del pollaio e la meritata supercompensazione, Domani riposo assoluto. Ma l'anello di Nuoro, stamattina, ha sentito i miei passi nella ciclabile.




