Rigenerante
Ci sono mattine in cui la vera vittoria non è forzare l'andatura, ma saper ascoltare la voce silenziosa della propria biologia.
Sabato mattina, ore 05:30. L'aria di Nuoro scende fredda dai monti, ma sulla ciclabile i lampioni accesi disegnano la solita linea retta, l'anello da 600 metri che ormai conosce a memoria ogni mio pensiero.
Dopo l'inferno lattacido di giovedì, chiuso con frazioni a 437 Watt medi, le gambe reclamavano protezione. Ho allacciato le calzature Wave Skyrise 5
più protettive e sono uscito con un unico obiettivo: ricaricare la tazza del recupero, senza guardare il passo, lasciando che i Watt facessero da scudo.
più protettive e sono uscito con un unico obiettivo: ricaricare la tazza del recupero, senza guardare il passo, lasciando che i Watt facessero da scudo.
Il tratto di andata di un chilometro serve a svegliare i tendini, ancora contratti. Poi, faccio partire il blocco centrale: trenta minuti netti, con il limitatore impostato chirurgicamente a 299 Watt medi.
Chi corre sa che lo scarico rigenerante è un esercizio di umiltà e precisione. Senti la mescola della scarpa che isola il piede dall'asfalto, senti il tempo di contatto che si stabilizza a 293 millisecondi e il passo che ruota decontratto a un ritmo economico di 5'29"/km. Il cuore risponde con una costanza quasi imbarazzante: si pianta a 116 battiti medi, oscillando felice nelle zone di intensità più basse. Nessuna frizione, nessuna deriva ormonale. Solo ossigeno puro che scorre nelle fibre muscolari per riparare i danni strutturali dei giorni scorsi.
Mentre cammino nel defaticamento finale, sentendo i muscoli lombari che finalmente si allentano e la schiena che ritrova la sua postura corretta, guardo il display. Il sensore della glicemia mostra una parabola discendente perfetta, il segno che la macchina metabolica sta viaggiando in totale salute.
A 63 anni, questo test a 299 Watt non è una sessione persa, è il mattone invisibile, quello fondamentale, che serve a costruire la base per l'obiettivo supremo dei 60 minuti a FTP. Domani mi aspetta il viaggio in auto verso Cagliari, una trasferta stancante che affronterò con muscoli flessibili e protetti. La stasi è parte integrante del piano del Leone.




