giovedì 12 novembre 2009
Come faccio a capire i miei tempi di recupero? Risposta a un commento
martedì 10 novembre 2009
FONDO LENTO
Giro in città
Dopo la prima seduta di allenamento di domenica e il recupero di lunedì, oggi decido di allenarmi. Mi sento soddisfatto solo per il fatto che questa sera ho appuntamento con gli amici per ritornare a correre. La corsa di domenica non ha lasciato segni negativi tranne qualche indolenzimento nelle cosce. Ma è bastata la seduta di stretching per far sparire quasi tutto.Partenza con ritmo facile anche perché appena uscito da casa devo affrontare subito un tratto in salita di circa due chilometri. Supero la salita con poca difficoltà, pensavo peggio. Le gambe vanno e le sensazioni sono buone. L'aria è fredda ma sono ben coperto. Tutto procede bene e approfittando del passo tranquillo a circa 5'/km ci possiamo permettere di correre chiacchierando. Proseguiamo in tutta tranquillità tanto che non mi accorgo che siamo già arrivati al nono chilometro, dove ha inizio l'ultimo tratto in salita e adesso si che inizio a sentire la fatica per l'assenza di allenamento. Arrivo fino al decimo e mi fermo. Concludo l'allenamento con 10' di stretching, cercando di non trattenermi più di tanto all'aperto perché inizio a sentire il sudore freddo sulla pelle e non voglio rischiare qualche raffreddore. Una bella doccia calda e anche oggi e fatta.
Il principio della supercompensazione.
E' noto che se l'attività fisica viene compiuta con costanza e viene incrementata gradualmente nel tempo, ovvero ci si allena (fatica), dopo un certo numero di mesi che varia da sport a sport si possono migliorare sensibilmente i propri risultati di gara.
Notiamo che dopo un allenamento intenso (fatica) abbiamo un intervallo (recupero) fino ad un culmine (supercompensazione) dove si dovrebbe riprendere il successivo allenamento affinché si verifichi una condizione rigenerativa (miglioramento). Se recupero completamente, dopo la fase della supercompensazione (decompensazione), non si hanno cambiamenti di forma e di funzione degli organi (non allenamento). In realtà più faccio fatica, più ampio è il tempo di recupero che mi occorre per potermi sottoporre a dei nuovi stimoli allenanti.
Se la sessione di allenamento successiva ha luogo prima di un adeguato recupero fino alla supercompensazione (fig. 2), le risorse corporee si esauriscono e il deterioramento delle prestazioni è maggiore rispetto all’allenamento precedente.
Da quanto sopra detto, si può facilmente dedurre quanto sia importante e complesso individuare il giusto carico di lavoro (formula di Karvonen), in quantità e qualità in funzione dell'allenamento . 
Il recupero è parte integrante dell'allenamento e solo dedicandogli la giusta attenzione si può favorire un buon lavoro.
Il recupero può essere di tipo passivo in cui non viene svolta alcuna attività sportiva, o di tipo attivo in cui l'attività è moderata. Errore comune è il pensare di non aver bisogno di un periodo di scarico, poiché ci si sente comunque in forma. Saltare il dovuto recupero sfavorirà nel breve il periodo successivo.
domenica 8 novembre 2009
IL CARDIOFREQUENZIMETRO
Per i carichi a cui mi sottopongo, utilizzo un cardiofrequenzimetro. L'uso di questo strumento è per me ormai indispensabile nell' allenamento per valutare la quantità e la qualità dei lavori. Esagerando con i ritmi e con i carichi si producono effetti negativi il cosiddetto stress da sovrallenamento esercitandosi a ritmi troppo blandi si finisce per non produrre nessun adattamento utile dell'organismo. Diventa quindi necessario lavorare ai ritmi giusti. La formula che normalmente utilizzo per calcolare i ritmi cardiaci ideali è la formula di karvonen Applicando comunque il principio della supercompensazione. In base alla suddetta formula si fa riferimento a ritmi che tengono conto dei limiti fisiologici propri ed è necessario conoscere:
- la frequenza cardiaca massima magari effettuando un test di Conconi.
- la frequenza cardiaca a riposo, rilevandola preferibilmente la mattina appena svegli.
- le percentuali di intensità per ogni tipo di lavoro da effettuare.
LA FORMULA DI KARVONEN
Dover stare fermi per cause esterne alla propria volontà o per qualsiasi motivo è di sicuro un bel problema per chi corre perché il riposo forzato, oltre a non consentire di allenarsi, fa perdere i positivi effetti fisiologici conquistati con mesi di impegno e di fatica. Può bastare un malanno stagionale ho un qualche problema fisico, e si è costretti a parcheggiare le scarpette. Tre o quattro giorni di riposo, più che negativi potrebbero essere addirittura benefici, specie se si è in un periodo di carico intenso. Ma se il periodo inizia ad allungarsi è arrivare a quasi un mese come è capitato a me, sono inevitabili gli effetti di uno scadimento dell'efficienza di tutto il sistema fisiologico della corsa. Ieri mattina in occasione di un incontro con degli amici runner, sono stato invitato a far parte di un allenamento domenicale in gruppo, e senza pensarci due volte ho accettato. Infatti proprio poco prima avevo fatto la visita dal dermatologo per la seduta di crioterapia, e dopo l'esito della visita è scaturita la risposta positiva alla ripresa degli allenamenti. Appuntamento stamattina ore 7.30 in località Marreri-Sologo, percorso assolutamente pianeggiante, e per massimo un ora in soglia della corsa lenta. Dopo qualche minuto dall'inizio della corsa si evidenzia subito una frequenza cardiaca altissima nonostante lo sforzo leggero. C'è poco da essere ottimisti, se non per il fatto che ho ripreso gli allenamenti e la causa del forzato riposo è in via di risoluzione. Una cosa è certa la ripresa dovrà essere lenta e graduale, anche se lunga. Ma c'è di buono che nel periodo prima della pausa eseguivo dei carichi sostenuti sia in qualità che in quantità. Infatti rispetto a chi si ferma per un periodo molto lungo ( tre , quattro o più mesi) si ha il vantaggio di mantenere un minimo di efficienza dei muscoli nell'utilizzo dell'ossigeno presente nel sangue, a mantenere un certo numero di mitocondri, di enzimi aerobici e una discreta rete di vasi capillari. Queste caratteristiche sono patrimonio di un podista allenato per poter favorire una fase più veloce di ritorno ad un buon livello di allenamento, rispetto a chi è poco allenato.
Comunque uguale per tutti, sia per i più che per i meno allenati una volta costretti al riposo, è il calo dell'efficienza cardiaca. Per fortuna nel mio caso il problema che mi ha costretto al riposo non mi ha impedito l'utilizzo della bicicletta che pur se per brevi escursioni, mi ha permesso una minima stimolazione cardiaca, con dei bei lavori in salita. Ho da sempre notato sul mio fisico una correlazione tra il pedalare ed il correre, fatto messo in evidenza pratica da tanti colleghi podisti, e cioè che grazie alla corsa a piedi quando pedalo me la cavo bene anche in salita. Bellissima la salita in bike, pedalare fuori sella, in piedi sui pedali, come fanno i ciclisti quando affrontano una salita impegnativa, sollecita i muscoli del polpaccio, il vasto laterale della coscia e i glutei. Questi sono gli stessi muscoli che utilizzo quando corro. Comunque è inutile fare una previsione sui tempi necessari per ritornare a buoni livelli, l'unica risposta la può dare il tempo mamo a mano che si ristabiliscono i fattori fisiologici. Per esperienza posso prevedere circa 5 o 6 settimane come minimo.