La luce chiara della domenica mattina pulisce la traiettoria della pista, eliminando ogni incertezza sul passo. Lo sguardo segue la linea bianca centrale che si allunga dritta verso l'orizzonte, mentre il viale a fianco rimane silenzioso e del tutto privo di traffico.
Il cambio dell'ora ha spostato indietro le lancette, ma la risposta muscolare risente positivamente delle ore di sonno profondo e dell'ottima ricarica di ieri sera: la pizza fatta in casa con farina buona, prosciutto crudo e pecorino sardo stagionato. Un apporto energetico pulito, assimilato senza avvertire la minima pesantezza gastrica.
Ai piedi calzo le Cloudsurfer Next per assecondare la transizione nei tratti pianeggianti, oscurando completamente lo schermo del Garmin per verificare la mia tenuta basandomi solo sul ritmo del respiro e sull'appoggio del piede.
La sessione inizia e si chiude camminando di passo, un chilometro e mezzo totale di transizione per preparare i tendini all'andata e scaricare la schiena al ritorno.
Il blocco di corsa vera e propria si attiva dopo due chilometri lineari di riscaldamento fluido.
Poi, il cronometro parte sul circuito da due chilometri complessivi: un chilometro ad andare e uno a tornare, con quel segmento di seicento metri in salita costante al 6.6% presente in un solo verso.
Il grafico della quota traccia quattro creste altimetriche speculari, il segno che il circuito richiede un impegno a onde continue.
Rispetto al fondo medio di due settimane fa, l'azione è completamente decontratta, priva di quelle rigidità posturali che bloccavano il bacino. Nei seicento metri in pendenza, visibili nelle quattro gobbe simmetriche del grafico, accorcio la falcata aumentando la frequenza senza forzare; appena scollino e la ciclabile torna piana a favore, le scarpe assecondano il rilancio. Il passo si distende a 1,22 metri di media e il tempo di contatto al suolo crolla a uno scattante 242 millisecondi. Il cuore sale con una progressione solida, supera i 139 BPM della mia soglia e si stabilizza a 146 BPM medi, con una punta a 154 BPM nelle battute finali. La ventilazione è profonda, toccando i 54 respiri al minuto nel picco di sforzo, ma la macchina biologica viaggia in perfetto equilibrio, senza mai andare in affanno.
Al termine dei trenta minuti netti, i dati della telemetria confermano le sensazioni: 6,65 km totali alla media reale di 4'31"/km, con una potenza media di 395 Watt netti (5.33 W/kg) e 63 metri di ascesa totale accumulata. Significa aver tolto 24 secondi al chilometro e aggiunto 37 Watt rispetto alla stessa seduta, corsa stanca, del 10 ottobre.
Mentre cammino nel defaticamento finale di un chilometro e mezzo e guardo la simmetria perfetta della pista rossa sotto la luce chiara, ho la certezza che questa sessione convalida una FTP reale di 395 Watt visibili sul Garmin.
Al rientro, il reintegro è votato alla massima efficienza plastica: fegato e reni di bovino adulto passati in padella, l'apporto di due uova fresche del pollaio e qualche acino d'uva per ripristinare i livelli di glicogeno.
La costruzione della capacità resistente si sta muovendo su linee sicure verso l'obiettivo supremo dei 60 minuti. Ora, spazio al recupero e alla supercompensazione.


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